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Mixité by Talking Hands sfila a Novecento


Moda, alta sartorialità, accoglienza, inclusione sociale, sostenibilità, cultura contemporanea e genio artigiano: mettete insieme tutte queste componenti. E ora immaginate un incontro casuale a un mercato veneziano. È nato così il progetto Mixité by Talking Hands, una capsule collection di pezzi unici realizzati da un gruppo di cinque rifugiati provenienti dal Gambia con alle spalle vari mestieri tra cui quello di sarto o ricamatore.

Protagonisti di quel giorno al mercato e poi ideatori del progetto, sono, da una parte, Gioele Romanelli, hotelier veneziano da generazioni, fondatore di Casa Flora e proprietario di Hotel Flora e di Novecento, nonché fondatore di Venice Plastic Free e Inside Venice, realtà che incoraggiano i visitatori di tutto il mondo a un approccio alla laguna più consapevole e rispettoso. Dall’altra Fabrizio Urettini, art director trevigiano, curatore, attivista e ideatore di Talking Hands, un laboratorio indipendente di design e innovazione sociale che dal 2016 coinvolge i migranti ospiti dei centri di accoglienza con attività progettuali e manuali, spaziando dalla sartoria all’architettura, dalla falegnameria alla lavorazione del ferro.

I migranti hanno lavorato per mesi al progetto sotto la supervisione di Anthony Knight, designer patternmaker di origine jamaicana ma londinese di adozione, docente al corso di laurea in Design della Moda dello IUAV di Venezia, e Annaclara Zambon, insegnante di moda che disegna e produce collezioni ed eccelle nel lavoro di tessitura della lana.

La capsule firmata Mixité by Talking Hands – che comprende kimono da camera, coperte e borse – sfilerà con un evento speciale, durante la Venice Fashion Week, lunedì 21 ottobre a Novecento, il boutique hotel di Venezia famoso per il suo charme. E saranno poi disponibili per gli ospiti delle dimore Romanelli Family.

Ogni capo è un pezzo unico, un mash up di stoffe provenienti da luoghi diversi. A comporre le creazioni sono infatti le splendide stoffe wax icona dell’africanità e i tessuti preziosi di Lanificio Paoletti, azienda che da dieci generazioni lavora la lana delle Prealpi bellunesi e ha a sua volta sposato il progetto Talking Hands, donando scampoli e sottomisure per i laboratori di sartoria in una perfetta logica di economia circolare.

Il servizio fotografico è stato realizzato da Federica Trevisan, fotografa, con la collaborazione di Roberta Da Soller, attrice e attivista; Alessia De Francesco, performer; Lamin Seidy, sarto dell’atelier Talking Hands e gambiano richiedente asilo.



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